La relazione adulto – bambino

Un dialogo fatto di silenzi, attese, sguardi, piccoli gesti e poche parole: da un lato il bambino, dall’altro l’educatrice del nido.

La relazione adulto – bambino nasce in un contesto affettivo e ludico che noi prenderemo in esame dall’istante in cui la figura adulta accompagna il piccolo per mano in una stanza conosciuta, familiare, anche se arredata un po’ diversamente dal solito: in primo piano una pedana di legno o un tappeto di materassini di gomma su cui, ben visibile e contornata da comodi cuscini, è posta la cetra.

A partire da un corpus di 13 registrazioni, ancora un po’ ridotto ma ricco di spunti, cominceremo a fare alcune considerazioni per orientare l’ascolto, la visione e l’interpretazione di questi dialoghi fatti di brevi accenni e di molti sottintesi.

Senza dimenticare che l’Adulta (da ora in poi A) e il Bambino/a (da ora in poi B) si trovano per la prima volta in tale situazione, per entrambe c’è una velata tensione e non è facile per l’educatrice scegliere in pochi istanti cosa dire e fare, ben sapendo che l’esito dell’esplorazione dipenderà in parte dalla scelta di una particolare modalità comunicativa. Assenza / Presenza Per prima cosa ci vogliamo domandare quanto e come influisce sull’attività esplorativa del bambino la presenza / assenza dell’adulto. Esistono infatti due casi estremi: da un lato il B che suona solo in assenza di A, dall’altro quello che suona solo in presenza di A.

Ovviamente si tratta di casi limite, di opposte tendenze: quella del B che si sente più libero quando è solo, quella del B che preferisce condividere con A la scoperta e il gioco, magari desiderandone semplicemente la vicinanza per agire autonomamente e in un clima rassicurante. Nella realtà il comportamento di B è molto più sfumato di quanto queste situazioni tipo lascino intendere, così come è chiaro dall’esempio che segue. P. (22 mesi) sta percuotendo molto energicamente il cucchiaio di legno sulle corde. Si ferma e si volta verso la porta da cui è appena rientrata l’educatrice. Quindi si alza, corre verso il materasso inclinato a mo’ di scivolo e si siede. Poi si riavvicina alla cetra, gli dà una manata e cade a terra sul sedere. Si lancia di testa sul cuscino, si rialza, lo butta in là, va a riprenderlo afferrandolo con le mani mentre con i piedi sale sulla cetra, scende e con una breve corsetta si avvicina alla porta per origliare, indietreggia alcuni passi cadendo sui cuscini, si gira, si alza e corre verso lo scivolo lanciandosi di testa.

L’educatrice si alza e parlandogli lo accompagna fuori. Forse c’è un po’ di imbarazzo da parte di B, un senso di privacy da tutelare, di riservatezza da difendere. Soprattutto stupisce che l’energia prodotta durante l’esplorazione non venga inibita al rientro dell’educatrice, come spesso capita, ma trasferita in un’azione motoria che si espande per tutta la sala. Di certo l’atto del suonare è stato interrotto ma non lo scarico energetico che prosegue senza soluzione di continuità in un’altra attività psicomotoria. Dai dati attualmente in nostro possesso notiamo come ci sia una situazione di equilibrio fra assenza / presenza nei primi minuti dell’esperienza, mentre ben sette bambini non suonano quando A rientra nella sala dopo l’uscita. Dal momento che i video esaminati sono soltanto tredici, ci sembra doveroso rimandare una risposta più articolata. A verso B Ci occuperemo ora di quell’insieme di sguardi, gesti, azioni e parole che l’educatrice rivolge al bambino assumendo una condotta ora neutra, ricettiva e d’ascolto, ora attiva e propositiva. Ma vediamole nel dettaglio: 1. condotta neutra, ricettiva, d’ascolto.

Avviene in particolare quando A rassicura B: stando seduta accanto, a poca distanza, a volte semplicemente rimanendo nella sua visuale. La situazione del tutto nuova in cui vengono calati i bambini porta le educatrici a rassicurarli prima ancora che indirizzarli verso gli oggetti materiali e sonori proposti o di motivarli all’esplorazione. Altre volte A approva e conferma B sottolineandone verbalmente i gesti-suono: con esclamazioni, variando l’intonazione della voce, manifestando sorpresa. Ci interessa nel corso della ricerca creare un elenco di queste frasi, parole e intonazioni; quanto ai gesti di approvazione e conferma al momento non siamo in grado di fornire esempi esplicativi ma siamo convinti che anche con il linguaggio mimico gestuale A possa approvare e confermare il bambino. 2. condotta attiva e propositiva. Avviene tutte le volte che A indirizza l’attenzione di B verso lo strumento oppure quando, per avviare l’esplorazione, suggerisce modalità esecutive. Un esempio ci aiuterà a chiarire meglio quanto vogliamo dire. E’ il caso di A (31 mesi) che si muove liberamente nella sala dimostrando interesse verso la pallina e una coperta. L’educatrice propone un solo gesto sonoro rimbalzando sulla cetra un oggetto interessante e conosciuto come la pallina; inoltre ricorre al linguaggio verbale ma con molta moderazione. E’ interessante notare come alle volte è la stessa educatrice che passa da una condotta all’altra dosando parole, gesti e azioni.

Non si tratta infatti di condotte alternative, che si escludono a vicenda, ma di atteggiamenti e comportamenti intenzionali da dosare a seconda del bambino facendo entrare in gioco sfumature di sensibilità. B verso A Rovesciamo ora il punto di vista e osserviamo sguardi, gesti, azioni e parole che il Bambino rivolge all’Adulto. Ci sembra infatti che esistano due situazioni – tipo: quando il bambino, senza esserne sollecitato, cerca l’attenzione e la collaborazione di A; oppure quando risponde e reagisce ad A. C. (33 mesi) è seduto di fronte alla cetra e suona. Si ferma, alza lo sguardo verso il microfono appeso al soffitto, si tira in piedi e parlottando lo osserva da più vicino. Batte le mani fra loro e si china verso la cetra.

Entra l’educatrice che va a sedersi lontana. Il bambino le si avvicina, si volta ad osservare la cetra, si riavvicina e prende in mano il cucchiaio di metallo, si siede accanto alla cetra, sempre frontale rispetto all’educatrice. B suona tre volte, poi riordina il cucchiaio vicino agli altri, si alza e inizia a camminare per la sala. Batte le mani fra loro e va a sedersi sui materassini, ancora più lontano dalla cetra ma sempre frontale rispetto all’educatrice. Poi strisciando col sedere a terra si avvicina un po’ e attende. Infine A si alza e lo accompagna fuori. E’ la posizione di B che ci interessa: prima davanti alla cetra, poi di fronte ad A seduta a poca distanza, infine, dopo l’ennesimo giro per la sala, il piccolo si siede lontano ma sempre frontale alla cetra e all’educatrice.

E’ una chiara richiesta di giocare insieme. Il bambino manifesta disponibilità e apertura verso l’adulto e sembra voler dire:” io ci sono, non vieni a giocare?”. Altre volte B accetta /rifiuta gli inviti di A: a giocare, ad avvicinarsi alla cetra, a prendere in mano il cucchiaio, a sedersi accanto; altre volte B reagisce a stimoli gestuali e sonori: si tratta di tutti i casi, e sono parecchi, in cui B imita o ripete quanto proposto da A e risponde alle sue richieste. La risposta può avvenire subito oppure dopo un certo numero di volte, ma anche in differita, perfino quando A è già uscita dalla sala.

A questo proposito ci sembra curioso l’esempio di G. (24 mesi) che realizza un percorso con tempi e fasi del tutto personali per superare una propria paura. Dapprima si avvicina passo dopo passo alla cetra, poi fra molti silenzi e titubanze la piccola vince l’imbarazzo cominciando a ripetere i gesti suono appena visti ed ascoltati dall’educatrice, infine completa la fase imitativa quando l’adulto esce dalla stanza. Spesso noi adulti desideriamo vedere al più presto gli esiti del nostro lavoro ma in realtà, come capita all’educatrice in questo esempio, il progresso del bambino può avvenire anche non appena usciamo di scena e non siamo più spettatori. Occorre tenere ben presente che se da un lato vanno rispettati i tempi di crescita del bambino, dall’altro dobbiamo controllare le nostre aspettative per non alterare un percorso di scoperta ed esplorazione che noi possiamo certamente facilitare, ma con sensibilità e molta pazienza.

Fonte: Davide Donelli – Ricercatore di "Nido Sonoro" nidosonoro@csmdb.it

 

Tag:,



Scrivi un commento