Caratteristiche del metodo Willems

Caratteristiche del metodo d’Educazione Musicale secondo EDGAR WILLEMS.
Questo metodo che si dedica all’educazione musicale e alla formazione dell’essere umano scaturisce da motivazioni filosofiche e psicologiche e pronuncia questi concetti fondamentali:

  • La consapevolezza che tra musica, essere umano e cosmo esista una stretta correlazione.
  • Il rispetto profondo dell’ordine e delle leggi naturali e gerarchiche esistenti.
  • Un itinerario d’intervento didattico che si fonda sull’essenza costitutiva degli elementi musicali e non esclusivamente sulle apparenze esteriori e superficiali.
  • Un itinerario di sviluppo che ricalca da vicino il procedimento della lingua materna.

L’educazione musicale di base che prende spunto dai concetti sopra enunciati si rivolge indistintamente a tutti i bambini, dotati o non dotati dall’età di circa 3 anni. Grazie alla sistematica e vitale formulazione degli atteggiamenti didattici si assicura lo sviluppo dell’orecchio musicale e di un preciso senso ritmico, entrambi importantissimi per un futuro studio del solfeggio, dello strumento o di qualsivoglia ulteriore disciplina musicale.

Le basi psicologiche di una tale educazione non si esauriscono nei corsi di iniziazione musicale per bambini né nella successiva preparazione al solfeggio e allo strumento.

Mantengono intatto il proprio valore educativo anche nell’insegnamento scolastico ed oltre, che si tratti di attività vocale o strumentale, svolta professionalmente o amatorialmente ed esercitano un positivo influsso nell’educazione di bambini ritardati, portatori di handicap o invalidi.
Le basi fondate sul ritmo “ vivo” e sul suono “ vivo” , con tutte le sue peculiarità, sono senza dubbio importanti anche per la professione futura. Essi sono alla base di un’esecuzione
strumentale “ viva” e musicale, sono essenziali nello studio del solfeggio e dell’armonia elementare, consolidando notevolmente le più diverse funzioni mnemoniche che si instaurano sin dall’inizio dello studio sia nella raggiunta maturità musicale e pedagogica fino al più spinto virtuosismo, e infine, grazie alla plasticità ed allo slancio ottenuti
fondendo ritmo, melodia ed armonia nell’improvvisazione, permettendo l’acquisizione di un minimo di autonomia creatrice.
La partecipazione attiva degli allievi viene stimolata e presuppone un atteggiamento metodologico appropriato. Utilizza elementi tratti dalla natura e dall’esperienza vissuta, elementi che vanno dalla concretezza del suono alla sua stessa astrazione. Ciò favorisce il passaggio omogeneo dall’istintività alla consapevolezza per giungere, in seguito, agli
automatismi.
Esclude qualsiasi procedimento extramusicale, sia che lo stesso rappresenti un atteggiamento di fondo o semplicemente un punto di riferimento superficiale (utilizzo di colori, disegni, rappresentazione di tonalità, storielle, giochi ecc.).

  • Al contrario utilizza per sperimentazione diretta elementi esclusivamente tratti dalla musica (suono, movimento sonoro, spazio infratonale, pancromatismo, ritmo, intervalli, accordi, melodia, scala, canzoni ecc.):
  • Ricco materiale uditivo che favorisce la conoscenza delle caratteristiche del suono per lo sviluppo dell’orecchio musicale
  • Battiti per lo sviluppo del movimento e dell’istinto ritmico, che costituisce il fondamento della motricità vitale e del calcolo metrico
  • Canzoni, scelte in modo tale da favorire sia la sensibilità musicale che il solfeggio così come la prassi strumentale
  • Un vocabolario musicale che sin dall’inizio, senza teorizzazioni, serve semplicemente ad indicare gli elementi musicali concreti e fondamentali: tono, intervallo, accordo, melodia, canzone, ritmo, tempo, nome delle note, ecc.
  • La scala diatonica, in primo luogo, cioè la nostra attuale successione sonore ed in seguito il cromatismo, come anche i modi antichi, la pentatonalità, l’esatonalità ed altro. La nostra scala maggiore viene considerata innanzitutto una successione di suoni e gradi e soprattutto un insieme di intervalli in rapporto con la tonica ( e non un concatenamento di tetracordi diatonici di toni e semitoni);
  • I movimenti naturali e caratteristici del corpo quali camminare regolare (marcia), la corsa, il saltello, il bilanciamento, il, ad esempio, il galoppo, il movimento rotatorio, ecc. Essi hanno come riferimento diretto la musica stessa con lo scopo di acquisire il senso del tempo ed un marcato senso ritmico, esprimendo in modo naturale il senso musicale del proprio corpo, e cioè: in ambito fisiologico e plastico e in ambito espressivo

Un solfeggio il cui sintetico programma d’insegnamento rispetta lo sviluppo dell’orecchio nel suo insieme fisiologico, affettivo e mentale della percezione sonora, parallelamente allo sviluppo di un senso ritmico che trae origine dalla vita stessa, sarà sempre musicale.
Le canzoni, e soprattutto le canzoni d’intervallo, ricoprono un ruolo molto importante. Nella decodifica di un testo (dare nome ai suoni) si esercita inizialmente la lettura in relatività, in seguito la lettura assoluta e al più presto possibile le due insieme.
La scala Maggiore, la scala minore e in seguito altri sistemi tonali diventano oggetto di un lavoro qualitativo e quantitativo.
Il dettato si fonda sulla memoria musicale, sull’ascolto interiore, sull’automatismo dei nomi delle note e sulla conoscenza dei valori ritmici.
Si esercitano regolarmente sia l’improvvisazione ritmica che quella melodica. La teoria musicale sarà avvicinata e presentata solo dopo che l’esperienza musicale sia stata effettivamente vissuta in modo istintivo, sensoriale ed affettivo. Questo itinerario di sviluppo può essere schematizzato come segue:

  • Vivere attivamente le esperienze musicali
  • “Sentire” le stesse con sensibilità (=affettività).
  • Conoscere, ciò che viene vissuto, e più tardi riviverlo con consapevolezza. Per un massimo di esperienza interiore ci serve, quindi, solo una quantità minima di teoria. L’insegnamento strumentale vive degli stessi principi fondamentali attribuendo un peso maggiore all’atto musicale piuttosto che prediligere un atteggiamento didattico prevalentemente strumentale e preferendo il “ vissuto” alla perfezione formale: suonare uno strumento richiede il contributo armonioso dell’intero essere umano e della sua vita interiore(dinamica, percezione sonora “ il sensoriale” , sensibilità e intelligenza).
    L’atteggiamento del corpo, della mano e delle dita si identifica con le leggi vitali che sono condizioni prioritarie nella prassi strumentale. Non si suona con le dita – cioè esteriormente, così come spesso si sente affermare – ma si trasmette “attraverso” le dita, che grazie alle terminazioni nervose ed al sistema muscolare, sono collegate all’udito, al senso ritmico e ai diversi centri cerebrali, sia per ciò che riguarda i suoni così come per il ritmo, gli accordi, i nomi delle note, ecc.

La prassi strumentale compendia in sé 4 settori diversi, ma tra loro complementari:

  • Suonare “ad orecchio” , nella ricerca e nella riproduzione di canzoni o musica ascoltata.
  • Suonare leggendo da spartito, che può anche sfociare nella lettura a prima vista, ciò che implica capacità e conoscenza del solfeggio così come destrezza strumentale.
  • L’esecuzione strumentale intesa nel senso di interpretazione della letteratura musicale classica in cui il suonare a memoria, successivo all’esecuzione con spartito, assumeun posto elettivo. La scelta dei brani, o degli stessi studi atti al raggiungimento di particolare destrezza strumentale, fondamentale per la conquista di un virtuosismo musicale ed artistico, avviene a misura di allievo e proporzionalmente agli obiettivi proposti, ponendo particolare attenzione a che per ogni disciplina, non si dimentichino i valori intrinseci.
  • L’improvvisazione, che rappresenta l’esternarsi di una situazione spirituale o di un suonare musicale poiché dà spazio alle possibilità strumentali (compresa la voce).
    L’improvvisazione deve essere esercitata fin dall’inizio e può cominciare bel bambino anche fin dal primo approccio strumentale attraverso piccole esperienze liberamente inventate.
    Al posto della tecnica spesso superficiale ed esteriore, con il tempo, si concretizza un atteggiamento musicale che è necessario per attivare le fondi ritmiche vitali, rendendo palpabili le relazioni tra suono, melodia ed armonia.
    Questo atteggiamento sviluppa la musicalità, conserva lo slancio interiore; ed è soltanto la musica vissuta e sentita interiormente a permettere i progressi strumentali.
    Viene attribuita grande importanza all’ordine dei suoni, del nome delle note, delle dita, della diteggiatura e della tastiera.
    Allo stesso modo ci si deve preoccupare di coordinare tra loro le diverse memorie musicali e strumentali.

Fonte: Il materiale del presente articolo è tratto da una sintesi metodologica di Jacques Chapuis, pianista e professore emerito, attuale presidente dell’Association Internationale d’Education musicale Willems, con sede a Lione.



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